Archivi tag: riforma

Appalti Rai: no a deroghe ingiustificate

Il Pd da mesi sta provando a creare un mostruoso regime derogatorio per gli appalti Rai, norme speciali che devono valere solo per l’azienda televisiva pubblica e non per le altre società pubbliche. E’ qualcosa di assurdo, anche considerate la mole di appalti esterni della Rai, le indagini e le polemiche che sono sorte.

Abbiamo denunciato in più occasioni questo gravissimo tentativo da parte della maggioranza di mettere la Rai al riparo da qualsiasi obbligo di trasparenza e dal rispetto di precise procedure pubbliche.

Per questo abbiamo presentato degli emendamenti molto chiari sul punto per non concedere deroghe ingiustificate alla Rai. Ma il Pd, di tutta risposta, ha ulteriormente ampliato il regime derogatorio.

Qualche minuto fa è arrivato il parere della commissione lavori pubblici della Camera, che senza mezzi termini ci dà ragione su tutta la linea e demolisce in toto le modifiche al Codice degli appalti a favore della Rai inserite dalla maggioranza.

In Aula queste norme andranno dunque cancellate. La nostra battaglia continua.

Riforma Rai, la finta opposizione di Forza Italia

Per la riforma Rai stiamo assistendo in commissione all’ennesima farsa. Altro che indipendenza del servizio pubblico: i partiti sono tutti d’accordo per continuare ad occuparlo. Forza Italia fa finta di fare opposizione. I suoi parlamentari non sono neanche presenti per difendere i pochi emendamenti non ancora ritirati. Stanno consentendo così una rapida chiusura dell’esame della legge in commissione, facendo un favore alla maggioranza e al governo. Il patto del Nazareno non è mai stato così vivo.

La politica stia lontana dal servizio pubblico

Il Pd è davvero incredibile. Lo stesso partito che qualche mese fa urlava ai 4 venti che avrebbe liberato la Rai dai partiti, smentisce ogni giorno se stesso. E fa esattamente l’opposto.

Prima Renzi ha presentato una riforma della governance del servizio pubblico che tutto fa tranne che rendere la Rai indipendente dall’influenza politica.
Poi ha dato seguito nel modo più classico,insieme agli altri partiti, alla prassi malsana della lottizzazione nominando come consiglieri di amministrazione assistenti di parlamentari e i propri spin doctor di campagne elettorali. Addio indipendenza e competenza nel settore radiotelevisivo. L’unica figura che risponde a queste caratteristiche è Carlo Freccero, votato dal M5S.

Infine, come se non bastasse, sono passati alle accuse e alle intimidazioni attaccando platealmente alcuni programmi di inchiesta e il servizio pubblico.
Lo ha fatto innanzitutto lo stesso premier che si è messo a dare lezioni di palinsesti; in seguito è toccato al presidente della regione Campania De Luca che ha definito “camorrismo giornalistico” il lavoro portato avanti da alcune testate e alcuni giornalisti.

Ieri l’ultima chicca: Michele Anzaldi, deputato del Pd ed ex addetto stampa di Rutelli, ha detto al Corriere della Sera che “c’è un problema con Rai 3 e il Tg3. Ed è un problema grande, ufficiale. Purtroppo non hanno seguito il percorso del Pd: non si sono accorti che è stato eletto un nuovo segretario, il quale poi è diventato anche premier”. E ancora: “il Pd viene regolarmente maltrattato e l’attività del governo criticata”.
Quindi non solo la maggioranza e il premier occupano in ogni ora del giorno e della notte le tv (basta dare un’occhiata ai dati Agcom sul pluralismo), ma pretendono che si parli solo bene di quello che fanno. Dichiarazioni e comportamenti gravissimi, un’ingerenza inconcepibile che non sembra voglia placarsi.

Il servizio pubblico non deve subire pressioni dalla politica. Deve essere indipendente e tutti i rappresentanti dei cittadini in Parlamento, di qualsiasi colore politico, devono lavorare in questa direzione, altrimenti non ha nemmeno senso il ruolo di parlamentare. Ai cittadini non interessa la propaganda che vuole costruire Renzi, non interessano le beghe tra correnti, non interessa che si spettacolarizzi il racconto della politica e della cronaca. I cittadini pagano un canone per ottenere un servizio pubblico che li informi correttamente, che dia spazio alle tante voci della nostra società, che sia dalla loro parte e non dalla parte dei partiti. E’ una questione di democrazia.

La Rai assicuri il servizio pubblico. Noi continueremo a difenderne l’indipendenza e ci batteremo perché possa ricominciare ad essere una fabbrica di cultura e di informazione, e non il megafono di partiti e politicanti.

Nessuna deroga per gli appalti RAI

Durante l’esame della riforma Rai al Senato ci siamo battuti per inserire norme in grado di garantire la totale trasparenza degli appalti. Il modo in cui vengono gestite le risorse del servizio pubblico radiotelevisivo, pagato dai cittadini, è infatti un tema cruciale, anche alla luce degli scandali che hanno coinvolto la Rai e che hanno portato, in alcuni casi, a indagini da parte della magistratura.

Ma cosa ha preferito fare il Governo? Anziché prevedere più controlli e più trasparenza, ha deciso di ampliare il numero di appalti che la Rai può affidare liberamente, senza bando pubblico. Tra questi, gli appalti di “commercializzazione di programmi radiotelevisivi”, come ad annunciare che la Rai potrà affidare a una società esterna questa attività, nonostante abbia già una struttura apposita.

Ma c’è un aspetto ancora più grave e inquietante. Il Codice degli appalti già consente alla Rai di affidare alcuni lavori e servizi direttamente, soltanto che, in questi casi, l’azienda è comunque tenuta al rispetto di precisi obblighi procedurali e principi quali l’economicità, l’efficacia, l’imparzialità, la trasparenza.

Bene, nel testo approvato dal Senato a fine luglio, con il colpo di mano del Governo, questi obblighi sono stati eliminati. In sostanza viene introdotto per Rai un regime speciale, un mostruoso regime derogatorio in base al quale l’azienda pubblica potrà affidare decine e decine di appalti senza alcuna trasparenza, imparzialità nella scelta del contraente e limiti economici. Non c’è alcuna giustificazione a tutto questo. Anche gli uffici della Camera dei deputati lanciano l’allarme e suggeriscono di “verificare gli effetti” di questo regime speciale.

La nuova “governance” con il super amministratore delegato nominato dal Governo e gli appalti gestiti in deroga a qualunque principio hanno un minimo comune denominatore: l’idea che il servizio pubblico radiotelevisivo sia un feudo del potere esecutivo, con un uomo solo al comando, nel quale trasparenza e procedure sono visti come un impaccio, non come una garanzia. È questa, più in generale, la loro idea della cosa pubblica e delle istituzioni democratiche.

Noi non ci stiamo e daremo battaglia in commissione affinché sia le regole sulla governance sia quelle sugli appalti siano radicalmente modificate.

Riforma RAI, dove eravamo rimasti?

Mirella Liuzzi - Roberto Fico - Alberto Airola

Prima della pausa estiva il Senato ha approvato la riforma Rai voluta da Renzi, una legge, se possibile, peggiore della stessa Gasparri perché consegna il controllo della televisione pubblica al governo. Come? Facendo in modo che i vertici Rai siano espressione della maggioranza e dell’esecutivo: il presidente del Consiglio individua l’amministratore delegato (che rispetto al passato potrà avere poteri molto più ampi); il Parlamento, eletto sulla base di un premio di maggioranza abnorme, elegge 4 consiglieri mentre il consiglio dei ministri ne designa altri due. In questo modo addio indipendenza del servizio pubblico, unico obiettivo che una vera riforma della governance Rai dovrebbe invece perseguire. Pensate che gli unici Paesi in cui i vertici della società che gestisce la televisione pubblica sono nominati dal Governo sono Ungheria e Moldavia, i quali proprio per questa ragione sono stati oggetto di richiami a livello europeo.

Per questo la riforma va cambiata totalmente.

Adesso il provvedimento è passato alla Camera. Sto seguendo personalmente l’iter partecipando ai lavori delle commissioni Cultura e Trasporti. Con i miei colleghi daremo battaglia.
Avanti tutta!

Vigilanza Rai, audizione del direttore di Rai 1 Leone sul caso Porta a Porta/Casamonica

audizioni_settembre Vigilanza RAI 2015

In attesa che la Rai risponda alla mia interrogazione in merito al caso Casamonica/Porta a Porta, domani in commissione di Vigilanza ascolteremo sulla vicenda il direttore di Rai Uno, Giancarlo Leone. In molti mi avete scritto per esprimere disappunto sulla puntata di Porta a Porta che ha visto come protagonisti due esponenti della famiglia Casamonica. Con l’audizione di domani iniziamo a fare chiarezza. Come sempre i lavori saranno trasmessi in diretta streaming che potrete seguire sulla web tv della Camera dei Deputati.

Ma questa settimana riprende anche la nostra indagine conoscitiva in Vigilanza sul ruolo del servizio pubblico, un confronto che si rende ancora più necessario con la riforma della governance Rai in corso di esame in Parlamento e anche alla luce del rinnovo del cda. Sulla missione del servizio pubblico ascolteremo quindi mercoledì Ingrid Deltenre, direttrice generale dell’Ebu, l’organismo che raggruppa le maggiori emittenti pubbliche europee.

Ci sono sfide decisive all’orizzonte per il settore radiotelevisivo e nuovi soggetti sono in procinto di debuttare sul mercato italiano. La Rai è pronta?

Carlo Freccero consigliere Rai

Oggi la Commissione di vigilanza è chiamata ad eleggere 7 componenti su 9 del consiglio di amministrazione della Rai. Il rinnovo avverrà seguendo quanto stabilito dalla legge Gasparri, quella stessa legge che nel 2008 in occasione del V-Day 2 migliaia di cittadini hanno chiesto di abrogare.

Si arriva all’elezione dei nuovi vertici dopo un susseguirsi di vicende che dimostrano il fallimento totale della linea del governo e della maggioranza e, ancora peggio, l’assoluta mancanza da parte loro di un vero progetto per la Rai. C’è solo l’interesse a piazzare i propri uomini all’interno del cda.

Nei mesi scorsi il M5S e altre forze politiche hanno depositato in Parlamento delle proposte di riforma della governance Rai. La nostra, in particolare, punta ad eliminare una volta per tutte l’influenza della politica nell’azienda di Stato e individua a tal fine una procedura pubblica e trasparente per selezionare i consiglieri di amministrazione secondo i criteri di onorabilità, competenza e indipendenza.

Il Parlamento non ha voluto discutere le diverse proposte finché il premier non ha presentato con mesi di ritardo la sua pseudo riforma: una Gasparri 2.0, che spianerebbe la strada all’occupazione della Rai da parte del governo, una scelta che non ha eguali fra le democrazie europee.
Nel frattempo il cda è scaduto e ci siamo ritrovati, da un lato, con un’azienda impossibilitata a progettare il proprio futuro e, dall’altro, con una legge approvata, a stento, in prima lettura al Senato.
Di fronte a questo pasticcio il premier ha fatto l’unica cosa che sa fare: rimangiarsi quanto detto nei mesi precedenti, accordarsi con Forza Italia in modo da non perderne i favori per i prossimi anni al Senato e ordinare di procedere proprio con quella legge, la Gasparri, che, a parole aveva dichiarato di voler assolutamente cambiare.

Ed ecco servito in 5 giorni il blitz in Vigilanza: il 30 luglio hanno votato a maggioranza per eleggere oggi i 7 membri del cda. Avevamo proposto con forza ai commissari di prenderci più tempo e procedere a una selezione dei consiglieri sulla base di curricula e di paletti molto stringenti a garanzia di indipendenza e competenza. Ma i partiti (Pd e Forza Italia in primis) hanno ovviamente detto di no: il richiamo della lottizzazione è troppo forte e l’accordo sottobanco già pronto.

Noi abbiamo deciso di attenerci a quei criteri per scegliere una persona che possa dare un contributo importante per la costruzione del futuro della principale azienda culturale del Paese.

Purtroppo come è evidente non ci sono stati i tempi necessari per avviare un iter serio che prevedesse l’invio di curricula e una votazione online. È una strada che avremmo di gran lunga preferito ma sarebbe stato poco responsabile da parte nostra pretendere di definire una procedura di questo genere in un fine settimana a cavallo tra luglio e agosto.

Dunque, dopo attente valutazioni, abbiamo deciso di proporre il nome di Carlo Freccero come consigliere di amministrazione della Rai. E oggi il M5S lo voterà in Commissione.

carlo-freccero-675

Abbiamo tenuto conto della sua decennale esperienza professionale come autore e dirigente televisivo, della profonda conoscenza che ha del mezzo televisivo e del suo linguaggio e della prova di indipendenza data, in passato, mantenendo scelte editoriali coraggiose e scomode per le maggioranze in carica.

Ci assumiamo la responsabilità di questa decisione con la consapevolezza di aver cercato una figura che rispondesse ai criteri da noi evidenziati nelle diverse sedi e che riteniamo indispensabili per chi è chiamato a ricoprire questo ruolo.

Nessun filo ha legato e legherà mai Freccero al M5S. È scontato ma riteniamo di doverlo sottolineare per rispondere a chi, in queste ore, afferma che anche il M5S si è seduto al tavolo della lottizzazione.

Il nostro unico auspicio è che Carlo Freccero, coerentemente con la sua storia, lavori fino all’ultimo per un servizio pubblico che faccia dello sviluppo del senso critico la sua missione principale, che ritorni ad essere una fabbrica di cultura e creatività investendo sulla produzione di contenuti di qualità, un’azienda in grado di anticipare i tempi puntando sull’innovazione tecnologica. In questo modo darà il suo prezioso contributo affinché la Rai possa rispondere alle esigenze dei cittadini e affrontare al meglio le sfide che l’aspettano.

“Oggi più che mai serve un una tv critica, che difenda lo spettatore dalla manipolazione, che è il vero tema della comunicazione” – Carlo Freccero”

Roberto Fico, Alberto Airola – Movimento 5 Stelle, Dalila Nesci, Mirella Liuzzi – Portavoce M5S alla Camera, Lello Ciampolillo

Approvata al Senato la riforma Rai: una Gasparri 2.0

Al Senato è stata appena approvata in prima lettura la riforma della governance Rai targata Renzi. Una legge se possibile peggiore della Gasparri che consegna il controllo della televisione pubblica al governo e che non allontana la politica dalla principale azienda culturale del nostro Paese. Un provvedimento che confina l’Italia tra gli Stati europei con le peggiori normative in materia.
Ora la palla dovrebbe passare alla Camera. Ma il condizionale è d’obbligo: con questo governo non c’è nulla di serio e certo e questa legge potrebbe finire su un binario morto. Prova è che Renzi ha ordinato di rinnovare il nuovo cda con la legge precedente, la Gasparri, dopo aver detto mille volte di volerla cambiare. Non ne è stato capace. Questa è la cifra del suo governo: chiacchiere e conferenze stampa. E ora avvierà una nuova stagione di lottizzazione in Rai, in perfetta continuità con il passato. Non c’è che dire, un vero innovatore, un vero rottamatore.