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Per una RAI al servizio dei cittadini

Roberto Fico

In Aula al Senato entra nel vivo la discussione della riforma della Rai. È una legge che non ci piace affatto e che proveremo a cambiare in tutti i modi.
In nessun altro Paese in Europa l’amministratore delegato della televisione pubblica è nominato dal governo. Una scelta per la Rai, quella fatta dal primo ministro e dal Pd, che minerebbe il principio di indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo (e di conseguenza le basi della democrazia) spingendo l’Italia nel novero dei Paesi con le peggiori normative in materia. Proprio a tale riguardo Ingrid Deltenre, la direttrice dell’Ebu (l’associazione europea degli operatori radiotelevisivi pubblici), ha dichiarato che “con questa riforma l’Italia sarebbe di fatto l’unico grande Paese europeo in cui il capo azienda è nominato direttamente dal governo”. È dunque una scelta che va assolutamente ostacolata.

La Rai deve essere liberata dai partiti e la proposta dell’esecutivo e della maggioranza non centra in alcun modo l’obiettivo. È tempo che in Rai si apra una nuova stagione che veda come unici e soli protagonisti i cittadini, e non le forze politiche, le correnti dei partiti, il governo. A marzo presentammo un progetto di legge che rivedeva i meccanismi di nomina dei vertici di Viale Mazzini stabilendo una procedura pubblica e trasparente di selezione nonché precisi criteri di onorabilità, competenza e indipendenza per la scelta dei consiglieri di amministrazione. Gli emendamenti che presentiamo oggi ripropongono la quasi totalità di quei punti con lo scopo di rendere più innovativa ed efficiente la televisione pubblica. Una Rai, finalmente, al servizio dei cittadini. E non di partiti e governo.

Le proposte del M5S
– La “incandidabilità” a consigliere di amministrazione Rai di soggetti che abbiano rivestito cariche elettive (parlamentari, consiglieri regionali, ecc.) o di governo o che abbiano avuto incarichi nei partiti nei 5 anni precedenti la nomina.
– Precise incompatibilità: i consiglieri Rai non potranno ricoprire nessun altro ufficio pubblico e privato, né potranno aver alcun interesse nelle imprese nei settori delle comunicazioni, dell’audiovisivo, della pubblicità e in tutti gli ambiti relativi alla fornitura e alla somministrazione di beni e servizi alla Rai. Stop, dunque, ai conflitti di interesse.
Competenze specifiche e distinte: i consiglieri dovranno aver maturato una significativa esperienza manageriale nei settori dell’audiovisivo e delle comunicazioni elettroniche. Anche per questo vogliamo un cda ripartito in aree diverse, individuate con riferimento alle sfide che la Rai è chiamata ad affrontare nel prossimo futuro.
– L’introduzione di un Piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale: chiediamo che l’Ad faccia trasparenza totale su incarichi e compensi in Rai e che i cittadini vengano messi nella condizione di conoscere curricula e retribuzioni e di essere informati sull’attività del cda e sui criteri e le modalità di assegnazione di tutti gli appalti. Pretendiamo, in una parola, trasparenza.
L’amministratore delegato deve essere nominato dallo stesso cda (e non dal governo) e i consiglieri devono essere scelti attraverso una procedura pubblica, aperta e trasparente, basata su merito e indipendenza.

Il futuro della RAI
Questo autunno in Italia sbarca Netflix, la più grande piattaforma di streaming on demand. Lo scenario in cui la Rai si muoverà nei prossimi mesi è in costante evoluzione. Ma con un cda ormai scaduto e una riforma della governance che ha appena cominciato il suo iter in Aula, come affronterà le sfide che si andranno a delineare? Il servizio pubblico versa nel buio più assoluto a causa di un esecutivo e di una maggioranza che non sono stati in grado di elaborare in tempo una buona legge. Se avessero seguito il M5S, oggi avremmo il nuovo consiglio di amministrazione operativo e pronto a mettersi al lavoro.

Se governo e maggioranza hanno davvero intenzione di rendere la Rai indipendente dal potere politico, se davvero vogliono renderla un’azienda efficiente, trasparente, se desiderano restituirle quella posizione di eccellenza nel panorama televisivo europeo, ritrovando così la fiducia dei cittadini, allora accettino le nostre proposte.

Possiamo scrivere una nuova pagina per la Rai. Possiamo farlo ora.

 

Oggi al Senato la legge sui reati ambientali

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Se l’Italia avrà finalmente una legge contro i reati ambientali, sarà merito del Movimento 5 Stelle. Oggi al Senato, dopo un anno dall’approvazione alla Camera, approda il ddl “Delitti contro l’ambiente” che vede come firmatario il nostro Salvatore Micillo, da sempre in prima fila per le battaglie ambientali sul territorio. La legge sancisce un principio semplice ma essenziale: chi inquina paga. E lo fa introducendo 4 nuovi reati, tra cui il disastro ambientale e il traffico di materiale radioattivo, prevedendo inoltre aggravanti per mafia e raddoppio dei tempi di prescrizione. A chi vi dirà che il M5S non dialoga mai, rispondete con i fatti: un provvedimento che vede il contributo e il voto delle altre forze politiche con cui ci siamo confrontati e con cui abbiamo collaborato per raggiungere un risultato importante per il Paese.
Le votazioni inizieranno alle 16.30. Io sarò in Senato con altri colleghi per assistere ai lavori. Con noi in tribuna ci saranno anche molti cittadini che hanno aderito all’appello di Salvatore e potranno partecipare a una giornata storica per la nostra terra. A riveder le stelle!

Il M5S chiede di discutere urgentemente il ddl anticorruzione. Ma i partiti votano no

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Al Senato il Movimento 5 Stelle ha chiesto di discutere con urgenza il ddl anticorruzione, fermo ormai da nove mesi. Lo abbiamo richiesto anche alla luce del discorso fatto dal presidente Mattarella che ha ricordato ieri in Aula l’importanza della lotta alla corruzione. Eppure, come potete ben vedere, gli stessi partiti che ieri hanno applaudito le parole del Capo dello Stato, hanno respinto la nostra richiesta, ad eccezione di Sel e del gruppo Misto. Il pacchetto anticorruzione, che include anche le nostre proposte, punta a reintrodurre il reato di falso in bilancio, ad inasprire le pene per corruzione e concussione e a sospendere i termini di prescrizione. Una priorità per il Paese. Speriamo che i partiti se ne rendano finalmente conto e che, dopo gli applausi, arrivino i fatti

Un Senato di nominati

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Questo è l’emendamento presentato dal M5S per ridurre realmente il numero dei parlamentari. Ovviamente è stato respinto. L’obiettivo per Renzi e la maggioranza non è diminuire i costi della politica ma avere senatori nominati direttamente dalle segreterie di partito, consiglieri regionali e sindaci che godranno dell’immunità. Il Senato non verrà abolito, così come non sono state abolite le province. Sono solo i cittadini, in tutto questo, a perdere la possibilità di votare e di scegliere i propri rappresentanti.