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Vigilanza Rai, intervento su pluralismo e talk show

Ben venga una riflessione sul pluralismo dell’informazione e sul ruolo dei talk nel servizio pubblico. Purché sia fatta con onestà intellettuale e a 360°. E, altro aspetto importante, che venga avanzata senza fini di strumentalizzazione e con l’intento di salvaguardare il servizio pubblico e l’interesse dei cittadini, non quello dei partiti. La libertà di espressione e l’indipendenza della televisione pubblica vanno difesi senza se e senza ma.
Ecco il mio intervento in Commissione di vigilanza Rai in occasione dell’audizione del direttore di Rai Tre Andrea Vianello.

Sul futuro dei talk show

Dopo non essersi fatto sfuggire nessuna occasione per presenziare in ogni sorta di talk show, Renzi ha deciso di lanciarsi in una campagna anti talk che sorprende, visto il soggetto che la avanza e la tempistica. Soprattutto in periodi di campagna elettorale, quando la presenza in tv di rappresentanti di governo andrebbe ridimensionata, Renzi è andato ovunque, non facendo grandi distinzioni tra programmi di approfondimento o di intrattenimento e costume, proponendosi ai cittadini nella doppia veste di presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico. Con buona pace di qualsiasi principio di par condicio. Ora si scaglia contro programmi e conduttori. Perché, secondo voi? Lo fa nell’interesse dei cittadini e per spingere verso un innalzamento della qualità del servizio pubblico o è per un puro interesse di parte, per controllare quel racconto e utilizzarlo a proprio piacimento? C’è chi si comporta con disonestà intellettuale, come fa Renzi, e c’è chi, invece, come il Movimento 5 Stelle, da anni ha aperto una riflessione su quello che è diventata l’informazione nel nostro Paese. In particolare per la televisione è evidente come i talk siano diventati sempre più luoghi di spettacolarizzazione della politica e della cronaca e sempre meno programmi di informazione e approfondimento. Lo denunciamo da anni e anche per questo abbiamo sempre avuto un atteggiamento cauto nei loro confronti.

Il problema non sono i programmi o i conduttori e meno che mai la presenza e il trattamento riservato al Movimento. Sul tavolo c’è qualcosa di ben più importante che interessa tutti i cittadini e la democrazia: è l’idea stessa di informazione. Soprattutto quando si tratta del servizio pubblico che non deve rincorrere le logiche delle tv commerciali e barattare la qualità con punti di audience.

Ciò che serve ai cittadini è un servizio pubblico che restituisca uno sguardo obiettivo e variegato sul nostro Paese costruendo spazi di informazione e confronto in cui venga tutelato il pluralismo politico nel suo significato più ampio, che non si identifica in alcun modo con il mero pluralismo partitico: tanti movimenti, realtà territoriali, associazioni devono trovare sempre più voce nel racconto che la tv pubblica deve fare del nostro Paese.
Renzi, “fatte accattà a chi nun te sape” (tradotto: lasciati comprare da chi non ti conosce).

Interrogazione su visibilità mediatica Gianni Alemanno

Tg e programmi di approfondimento stanno dedicando, come è giusto, ampio spazio all’inchiesta giudiziaria su Mafia Capitale, agli arresti, agli indagati, tra i quali compare anche Gianni Alemanno, accusato di associazione di tipo mafioso. Le indagini faranno il loro corso. Intanto, però, in televisione e sulla Rai in particolare, l’ex sindaco di Roma ha goduto nei giorni scorsi, di una straordinaria visibilità attraverso interviste nei principali telegiornali e interventi in talk show. Questa presenza mediatica per me è inopportuna, considerata l’attuale fase dell’inchiesta e le pesanti accuse alle quali Alemanno è chiamato a rispondere.
Il mezzo televisivo ha delle peculiarità e un’invasività indubbie che implicano una responsabilità nell’utilizzo. Ogni giorno però vediamo che c’è chi lo sceglie come luogo privilegiato per fare politica, quando le sedi sarebbero tutt’altre. Oppure, quando scoppiano casi come quello di Mafia Capitale, il rischio è che i salotti televisivi si trasformino in aule di tribunale improprie, con la conseguenza di creare confusione rispetto alla stessa funzione degli organi di informazione. C’è dunque da chiedersi se questo uso del servizio pubblico radiotelevisivo sia il più adeguato per informare i cittadini, rispettando i principi di completezza, imparzialità e obiettività. Ho presentato sul punto un quesito alla Rai. Eccolo: Interrogazione visibilità mediatica Alemanno