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Le dimissioni della Todini e il ricorso al Tar della Rai

Luisa Todini si è dimessa dal consiglio di amministrazione della Rai. Come ho avuto modo di dichiarare già nei giorni scorsi, affermando che era ormai tempo di mettere fine al doppio incarico, al di là delle norme che possono o meno prevedere delle incompatibilità tra cariche, ci sono ragioni di opportunità ed etica che non possono non essere considerate. La Todini è stata nominata Presidente di Poste mentre era ancora in corso il suo mandato a Viale Mazzini. Non è possibile che si sommino incarichi su incarichi, poltrone su poltrone, compensi su compensi. In Italia è una prassi che stenta a estinguersi, ma è ora di cambiare. Bene, quindi, che la Todini abbia deciso di lasciare il cda della Rai. Io però non avrei atteso 7 mesi per farlo.


Il cda Rai oggi ha deciso di ricorrere al Tar contro il mancato versamento di 150 milioni di euro stabilito dal governo Renzi nel decreto Irpef. Una decisione che accolgo favorevolmente ma che arriva nel giorno in cui Rai Way viene definitivamente quotata in borsa. Questa vicenda nel suo complesso non può non far riflettere sul tipo di azione messa in campo dal governo. Se un servizio pubblico deve svolgere la propria funzione ed essere indipendente, non si può, da un giorno all’altro, procedere a un taglio di risorse già inserite in bilancio. Le conseguenze di questo modo di operare sono davanti agli occhi di tutti. La Rai è stata costretta di fatto a far cassa repentinamente e a mettere sul mercato il suo fiore all’occhiello: la società che possiede e gestisce la rete di trasmissione del segnale radiotelevisivo. Un asset strategico per il nostro Paese che non sarà più totalmente in mano pubblica.

Ricostruiamo Città della Scienza nel rispetto della legge

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Ecco la mia firma per procedere con il ricorso al Tar Campania, presentato con Paola Nugnes, Vega Colonnese, Italia Nostra e altri cittadini, contro l’accordo di programma sottoscritto da governo, comune e regione per la ricostruzione del Sciencecenter di Città della scienza. Non credete a chi vi dirà che il M5S è contro Città della Scienza. Non esiste sciocchezza maggiore. Vogliamo che venga ricostruita, che possa essere ancora uno dei fiori all’occhiello di Napoli, ma che il tutto avvenga nel rispetto della legge e dei piani urbanistici. Ricordiamo che la provincia non ha mai esibito il certificato di avvenuta bonifica da effettuare prima della costruzione nel 1997. Città della Scienza è stata realizzata grazie ad un accordo di programma in “variante”allo strumento urbanistico, alla legge e al vincolo paesaggistico del 1999. Convenzione dichiarata poi illegittima (fu poi riconosciuta una concessione di novantanove anni, al fine di permettere alla fondazione di recuperare l’investimento profuso). Città della Scienza va ovviamente ricostruita ma lontano della spiaggia, come vogliono le leggi e come vogliono i cittadini che hanno raccolto le quattordici mila firme per “una spiaggia per tutti” recepite dal consiglio comunale di Napoli nel 2012.