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Pluralismo politico nei tg: segnali di cambiamento?

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Qualcosa sembra cambiare nel panorama dell’informazione, forse anche grazie alle nostre costanti denunce delle gravissime violazioni del pluralismo perpetrate negli ultimi due anni. La principale opposizione del Paese, che nei telegiornali Mediaset è stata per mesi letteralmente inesistente, ha ricevuto nel mese di ottobre uno spazio congruo, al pari di altre minoranze politiche. Vedremo se si tratterà soltanto di una parentesi positiva, aperta magari per evitare delle sanzioni da parte dell’Autorità, oppure se i telegiornali di Mediaset inizieranno finalmente a rispettare i principi minimi dell’informazione.

Anche la situazione del servizio pubblico mostra dei miglioramenti, sebbene nel complesso dell’informazione Rai il tempo del Governo sia ancora stabile intorno al 40%, un dato che origina soprattutto da una certa sovraesposizione dell’esecutivo nei notiziari di Raiuno e Rainews.

Al TgLa7 il Partito democratico continua a godere di percentuali elevate ma va detto anche che il rapporto fra il blocco Governo-maggioranza e le opposizioni è molto equilibrato.

Skytg24, infine, mostra un apprezzabile equilibrio tra le forze politiche, rappresentando anche quelle extraparlamentari, ma continua, al pari del Tg1 e di Rainews, a riservare uno spazio troppo significativo al Governo.

Possiamo dunque cogliere qualche segnale di cambiamento. Il pluralismo nell’informazione, non dimentichiamolo, non è solo una questione di numeri da trattare con cronometro alla mano, ma anche di qualità e di contenuti. Dare più spazio alle opposizioni e ai soggetti politici fuori dal Parlamento, e ridimensionare il soggetto più forte, cioè il Governo, è comunque una condizione necessaria e indispensabile affinché i cittadini possano formarsi un’opinione più libera.

La nuova sezione di Open Tg

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Importanti novità per Open TG, il nostro progetto sul pluralismo dell’informazione che permette a tutti di poter agevolmente consultare i dati relativi alla presenza di forze politiche e istituzioni in tv.

Da oggi il sito si arricchisce di una nuova sezione. Sarà possibile accedere non soltanto ai dati sulla presenza dei soggetti politici, ma anche ad un quadro di sintesi del rapporto fra il blocco Governo-maggioranza e le opposizioni. 

Si tratta di un punto decisivo per il pluralismo dell’informazione, visto che, come abbiamo denunciato nei mesi scorsi, spesso è proprio l’eccessivo spazio del Governo a dare luogo ad una violazione del pluralismo, a prescindere dall’equilibrio fra i soggetti politici.
Oltre al grafico di sintesi, nella nuova sezione del sito è inoltre possibile confrontare, ogni mese, l’ordine di presenza dei soggetti politico-istituzionali in ciascun telegiornale e nel complesso dei telegiornali di una rete.
Queste innovazioni permetteranno di avere un’idea ancora più precisa e chiara sul pluralismo dell’informazione e di monitorare i tg nazionali. Per scoprire le novità clicca qui: http://www.opentg.it/

Nuove leggi sull’informazione – il Fatto Quotidiano 19/09/2015

Di fronte ai dati allarmanti sul pluralismo politico nei tg, l’Agcom non ha fatto e non fa nulla per invertire la tendenza. Eppure ha i poteri per intervenire stabilendo sanzioni e obbligando le emittenti televisive a riequilibrare la presenza delle forze politiche nei telegiornali. I membri dell’Autorità dovrebbero dimettersi ma sia le modalità con cui vengono nominati sia le norme relative alla par condicio andrebbero cambiate e aggiornate nel loro complesso. Ne va del pluralismo e della libertà di informazione. E quindi della democrazia.

La mia intervista al Fatto Quotidiano.

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Che fine ha fatto il pluralismo politico nel nostro Paese?

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I dati di Open Tg da giugno ad agosto sono allarmanti [da oggi, potete consultarli qui]. Rispetto all’ultimo trimestre analizzato prima della pausa estiva, la situazione non accenna a migliorare.

Nei notiziari Mediaset è precluso il diritto di ogni cittadino ad essere informato, dal momento che alcune forze politiche sono state letteralmente cancellate (al Movimento, per citare un esempio, è stato attribuito il 3% e lo 0% nei mesi di giugno e luglio, rispettivamente da parte del Tg4 e di Studio Aperto), mentre Forza Italia raggiunge livelli di presenza inconcepibili sfiorando anche il 71%. Soltanto il Tg5 tende a salvaguardare un equilibrio, ma esclusivamente tra Pd e Forza Italia.

Negativa la situazione del servizio pubblico, dove, al di là della disparità di trattamento tra le forze politiche, è il dato del Governo ad allarmare (40% a luglio nel Tg1, 47% a giugno su Rainews).

Anche il TgLa7, nonostante un certo riequilibrio a giugno e a luglio, mostra nel complesso uno schiacciamento sulle forze politiche della maggioranza e sul Governo; lo stesso che caratterizza, senza soluzione di continuità, SkyTg24.

Siamo consapevoli che il pluralismo politico nell’informazione non può esprimersi attraverso dei numeri, perché informare significa riportare alla collettività la realtà dei fatti con la massima obiettività e imparzialità. Ma è altrettanto vero che, se le percentuali sono sempre le stesse, se determinate forze politiche sono sistematicamente cancellate o sottorappresentate nei telegiornali, nonostante l’intensa attività profusa dentro e fuori dal Parlamento, ciò significa che l’informazione non è sana, significa che esiste una precisa volontà di tutelare gli interessi della maggioranza e del Governo di turno. E così muore la funzione critica, di “contropotere”, che il sistema dell’informazione è chiamato a svolgere in un Paese democratico.

Rispetto alla Rai, noi auspichiamo che i nuovi vertici diano immediatamente un segno della loro volontà di invertire la rotta anche, e soprattutto, in questo ambito. Per il servizio pubblico è l’ultima chiamata.

OPEN TG / Governo domina l’informazione in tv. L’Agcom intervenga

Sapete cos’è il tempo di parola? È il parametro utilizzato dall’Agcom per valutare il pluralismo politico nei tg del nostro Paese. Serve a verificare quanto spazio viene dato a partiti e movimenti. Per calcolarlo si prende in considerazione il tempo fruito direttamente da un soggetto politico “in voce”, senza mediazione giornalistica, ovvero attraverso dichiarazioni, interviste, interventi in Aula, conferenze stampa. Bene.

In periodo di par condicio, nell’informazione dei tg il tempo di parola del Governo deve essere ridotto al minimo indispensabile, cioè all’esercizio delle funzioni istituzionali. Se, invece, un esponente del governo parla come soggetto politico, il suo tempo deve essere attribuito al partito di appartenenza. Occorre dunque distinguere in modo rigoroso esercizio delle funzioni istituzionali e attività politica. E non è quello che sta accadendo.

Il premier infatti domina l’informazione televisiva. E con lui, il resto del governo, con conseguente grave violazione delle norme sulla par condicio e quindi del principio di uguaglianza delle opportunità tra i soggetti politici (per questo il M5S ha presentato ieri una serie di esposti all’Agcom).

Qualche esempio: nel primo periodo di campagna elettorale, in tutte le edizioni dei tg Rai, il solo Presidente del Consiglio oscilla tra il 16% (Tg3) e il 23,1% (Tg1) e, sommando il suo spazio a quello del governo, si arriva a un tempo di parola superiore a quello complessivamente attribuito ai 3 principali partiti parlamentari. Una sovraesposizione enorme che si registra anche a Mediaset dove il tempo complessivamente fruito dal Governo supera il 35%. Non va meglio in altre emittenti: da La7 a Sky, tutte amplificano la voce dell’esecutivo.

I dati del monitoraggio fanno chiaramente intendere che gli interventi in voce non siano strettamente collegati all’esercizio delle funzioni istituzionali. L’Agcom deve intervenire con urgenza!

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Una questione democratica non più rinviabile.

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Su ‪OPEN TG sono disponibili i risultati del monitoraggio aggiornati al mese di marzo (consultabili qui: http://www.opentg.it/controlla-i-tg/).
La musica non cambia: Mediaset continua a violare senza soluzione di continuità i più basilari principi del pluralismo politico. I tg della principale emittente privata sono dominati, nell’ordine, da Forza Italia, Partito democratico e Lega Nord, mentre la principale forza di opposizione del Paese è di fatto cancellata dall’informazione.


Rispetto al mese precedente, si sono accentuate le disparità di trattamento anche nei notiziari Rai, dove il Partito democratico è sempre più presente. In tutte le edizioni del Tg1, ad esempio, il Pd sale di 12 punti, ma la presenza di tutte le altre forze politiche è stabile o addirittura ridotta. In generale, nei tg della concessionaria è cresciuto anche il peso del Governo, con ricadute negative sul pluralismo.


Il tg di La7 conferma una forte variabilità dei dati. Tra febbraio e marzo, infatti, vi è stato un riequilibrio tra i principali soggetti politici ed è particolarmente significativa la quota di tempo dedicata alle minoranze e altri soggetti.


Non muta, invece, il copione di Sky Tg 24, dove il Partito democratico e il Presidente del Consiglio la fanno da padroni. Basti osservare che la somma dei tempi goduti dalle due principali forze di opposizione non arriva neppure a sfiorare il tempo dedicato al Pd, nonostante si tratti di tre soggetti politici che dovrebbero essere considerati in modo analogo.


In generale, ci troviamo di fronte ad una situazione di vera e propria sospensione del pluralismo nell’informazione, quindi della stessa democrazia. È da settembre che denunciamo queste gravissime distorsioni, ma l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni non è intervenuta, non si è attivata né ha fornito riscontri ai nostri ripetuti esposti, trincerandosi dietro una sentenza del Consiglio di Stato (che però è del 10 dicembre 2014) secondo cui la par condicio va valutata sotto il profilo qualitativo anziché quantitativo. Così facendo l’Agcom abdica però al proprio dovere di riequilibrio. L’Autorità dovrebbe lavorare per garantire il rispetto del pluralismo, ma resta inerte di fronte a squilibri gravissimi, da sanzionare, che nulla hanno a che vedere con il problema toccato dalla sentenza. È una questione democratica non più rinviabile.

Open Tg, i risultati del monitoraggio a febbraio

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Anche a febbraio, nei notiziari delle reti Mediaset, il pluralismo politico è assente. Potete verificarlo voi stessi collegandovi a Open Tg. Sul sito è infatti disponibile l’aggiornamento del monitoraggio relativo all’ultimo mese. Nei telegiornali trasmessi da Mediaset le disparità di trattamento tra i soggetti politici, già macroscopiche nei mesi scorsi, si sono persino esasperate. In tutte le altre emittenti, invece, sono stati rilevati alcuni lievi miglioramenti, ma il livello di pluralismo resta tuttavia lontano dagli standard ideali. Nei tg Rai c’è stato un parziale riequilibrio dei tempi tra le forze politiche, sebbene il Tg3 continui a sotto-rappresentare fortemente la principale forza di opposizione e Rainews continui ad assegnare al Partito democratico un tempo circa 3 o 4 volte superiore rispetto a quello di forze analoghe come FI e M5S. In generale il blocco maggioranza-Governo tende a dominare l’informazione del canale all-news della Rai (circa il 60%). Piuttosto stabile la distribuzione dei tempi del TgLa7. Infine, appare più sfumata rispetto al mese precedente la tendenza di SkyTg24 a sovra-rappresentare il partito di maggioranza. L’Agcom, lo ripeto, deve intervenire. Nonostante però le ripetute segnalazioni inviate in questi mesi sulla situazione del pluralismo politico in Italia, l’Autorità garante non ha dato ancora alcuna risposta. E’ tempo di farlo. Per consultare i dati completi, cliccate qui.

 

VIGILANZA RAI / Audizione del direttore generale Rai Luigi Gubitosi

Oggi il direttore generale della Rai Luigi Gubitosi presenterà in commissione il nuovo piano News rivisto alla luce dell’atto di indirizzo della Vigilanza. Potrete seguire l’audizione in diretta streaming. Nei giorni scorsi il cda della Rai ha approvato il progetto recependo tutte le indicazioni e integrazioni proposte dalla commissione che presiedo. Sono state introdotte importanti novità, tra cui il nuovo iter di nomina dei direttori dei telegiornali. La Rai dovrà pubblicare sul sito dell’azienda un avviso pubblico rivolto sia ai dipendenti sia a professionisti esterni. La selezione dei direttori sarà fatta sulla base dei curriculum inviati dai candidati in possesso dei requisiti necessari. Una procedura trasparente.

Tra poco il direttore Gubitosi illustrerà tutti i dettagli del piano. Diretta a partire dalle 14.00