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Un governo chiacchiere e conferenze stampa

renzieokChiacchiere e conferenze stampa. Non esiste espressione più appropriata per descrivere l’operato del governo Renzi. Annunci, annunci e ancora annunci. Non lo diciamo noi, sono i fatti. Lo schema che si ripete è sempre lo stesso: Renzi dice di voler fare qualcosa; allora prontamente twitta e fa dichiarazioni alla stampa; poi il Consiglio dei ministri approva quel qualcosa, che non corrisponde quasi mai a un testo. Sono slide e linee guida le nuove fonti normative ideate dal premier da dare in pasto agli organi di stampa. Devono infatti trascorrere giorni, settimane, a volte mesi, prima che un disegno di legge sia trasmesso alle Camere o che un decreto sia pubblicato nella Gazzetta ufficiale.

Emblematici tre casi di disegni di legge.

Primo. Il ddl sulla scuola sbandierato ai quattro venti durante l’inverno scorso a più riprese. Il 3 marzo il Cdm si riunisce. Approva il disegno? Neanche per idea: solo linee guida. Si riprova il 12 marzo: il testo viene licenziato ma devono trascorrere altre due settimane perché sia pronto per approdare in Parlamento.
Secondo. Il 20 febbraio il governo ha annunciato di avere pronto il ddl sulla concorrenza. Ci sono voluti oltre 40 giorni, precisamente il 3 aprile, perché il testo fosse presentato finalmente alle Camere.
Terzo. Rai: le dichiarazioni di Renzi sulla necessità di una riforma hanno una cadenza praticamente mensile. Nei mesi scorsi si sono accavallate innumerevoli indiscrezioni sulla stampa che ha riportato svariati progetti di riorganizzazione della governance. L’appuntamento per l’ufficializzazione sembra essere il 12 marzo. La riforma è inserita all’ordine del giorno, ma non viene discussa. Il governo fa sapere di aver approvato il ddl nel consiglio del 27 marzo, poi nei giorni successivi pubblica sul proprio sito una bozza, eppure ad oggi nessun testo risulta essere stato presentato al Senato.
Capitolo decreti legge. Vi riporto qui l’ultimo rapporto dell’Osservatorio sulla legislazione della Camera dei Deputati. Dalle tabelle pubblicate si evince che con Renzi i tempi tra l’approvazione in Consiglio dei ministri dei provvedimenti di necessità ed urgenza e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale si sono significativamente dilatati rispetto ai precedenti governi. All’epoca dell’esecutivo targato Prodi l’intervallo era in media di 3,8 giorni; con Berlusconi 6,2; Monti ha ridotto a 4,7, mentre con Letta si è arrivati a 5,3. Renzi supera tutti con un ritardo, in media, di 9 giorni.
Anche qui tre esempi. Il decreto 74/2014 in materia di opere pubbliche è stato pubblicato il 12 maggio ma era stato annunciato dal cdm ben due volte: la prima il 31 marzo, la seconda il 30 aprile. Stessa data, il 12 maggio, anche per le misure post terremoto e alluvioni in Emilia Romagna. In questo caso si registra circa un mese di ritardo dato che il provvedimento era stato deliberato il 18 aprile. Due le settimane che hanno invece separato l’approvazione dei decreti su processo civile e sblocca Italia dalla loro pubblicazione. Dov’è allora la straordinaria necessità e urgenza che la Costituzione richiede per poter esautorare il Parlamento?

Leggi e decreti sostituiti da slide e tweet: un governo tutto chiacchiere e conferenze stampa.