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Interrogazione sull’assenza della Rai all’interrogatorio di Buzzi nel processo Mafia Capitale

In un estratto dell’interrogatorio di Salvatore Buzzi avvenuto giorni fa si sente la voce del suo avvocato che a un certo punto afferma “Ma oggi non c’è la Rai quindi può andare tranquillo. Stranamente oggi che lei parla di tutte queste cose, la Rai non è venuta”. In quella seduta il ras delle cooperative accenna alle cene con il ministro Martina e con Renzi. Ritorna sulle richieste di tangenti che gli arrivavano da più parti. Mentre parla gli scappa addirittura un “Noi del Pd eravamo tutti lì” con riferimento alla chiusura della campagna elettorale per le europee. Ma la Rai, appunto, non c’era. Al di là delle dichiarazioni rese da un imputato, che le testate giornalistiche Rai avrebbero autonomamente valutato se diffondere o meno, appare sconcertante che operatori e giornalisti del servizio pubblico non stessero seguendo un processo così importante come quello di Mafia Capitale. A trasmettere, invece, l’audio della seduta e ad assicurare ciò che avrebbe dovuto assicurare un servizio pubblico, è stata Radio radicale. Non sarebbe doveroso per la Rai impegnarsi a coprire tutte le fasi di un dibattimento che è di evidente interesse per l’opinione pubblica, considerati i soggetti coinvolti e la gravità dei fatti contestati? Per fare luce su quanto accaduto, su un’assenza incomprensibile, ho presentato un’Interrogazione alla Rai. Vi terrò aggiornati.

Per una programmazione Rai ispirata ai principi di servizio pubblico

La brutta pagina scritta giorni fa con la puntata di “Parliamone sabato” deve essere per la Rai l’occasione per una riflessione urgente sul tipo di programmazione che in generale intende offrire ai cittadini, una riflessione che va fatta senza ipocrisie e con l’occhio sempre puntato sui principi e gli obiettivi di servizio pubblico.

La chiusura della trasmissione di Rai 1 è stato un intervento doveroso, ma che si deve accompagnare a un ripensamento complessivo della proposta di contenuti. Perché il trash, la volgarità, il veicolare un’immagine retrograda o addirittura “decorativa” della donna, non sono fenomeni riconducibili soltanto a quella puntata di quella trasmissione. Per non parlare delle speculazioni sulle tragedie, dei programmi che strizzano l’occhio al gioco d’azzardo e di altri innumerevoli comportamenti contrari al senso del servizio pubblico.

Deve essere chiaro il percorso che si vuole intraprendere. Qual è, da oggi, il comportamento contrario al senso del servizio pubblico che giustifica la chiusura di un programma? Come intendono i vertici Rai affrontare seriamente la questione dei programmi “appaltati” grazie alla forza degli agenti delle star? Quale idea di intrattenimento si vuole realizzare? Quale sarà il criterio guida per il futuro: lo share costi quel che costi o la realizzazione effettiva dell’idea di Rai ‘grande fabbrica culturale del Paese’? Questa dovrebbe passare attraverso la progettazione di palinsesti che non si limitino a rincorrere format già esistenti, ma che siano capaci di anticipare i tempi e di fare la differenza dal punto di vista culturale e artistico.

Un cambio di passo che deve valere per i contenuti come per l’organizzazione aziendale. Ho già ricordato diverse volte la proposta, scaturita dal lavoro della Commissione di Vigilanza sul contratto di servizio, per risolvere i conflitti di interesse in Rai e ridimensionare le rendite di posizione. Introducevamo, da un lato, il divieto di commissionare la produzione di programmi ad agenti di spettacolo nel caso in cui quei programmi prevedessero la partecipazione degli artisti da loro rappresentati; dall’altro, il divieto di commissionare a società di produzione detenute da artisti programmi in cui gli stessi artisti fossero presenti. Su questi aspetti l’azienda pubblica deve distinguersi per trasparenza e senso etico.


La Rai deve agire in modo dirompente, prima dei prossimi palinsesti. Senza fare sconti a nessuno e senza rincorrere l’audience. Sono infatti convinto che puntare su qualità, creatività, innovazione, rispetto dei principi di servizio pubblico non potrà fare altro che produrre risultati positivi e legittimare il contributo pubblico dei cittadini.

A “Parliamone sabato” negazione del servizio pubblico. Convocherò ufficio di presidenza Vigilanza Rai su quanto accaduto

Quanto è avvenuto ed è stato raccontato nella trasmissione di Rai Uno “Parliamone sabato” è esattamente la negazione di servizio pubblico. I responsabili di ciò che è successo devono dimettersi. Il direttore di Rai Uno e la presidente Maggioni si sono scusati per l’accaduto, ma non basta. Sono necessari provvedimenti seri. A breve convocherò un ufficio di presidenza dove valuteremo le audizioni da svolgere in Commissione sull’accaduto. Sabato i cittadini si sono trovati di fronte a una carrellata inqualificabile, inimmaginabile, di luoghi comuni oscillanti tra il sessismo e il razzismo, uno spettacolo indecoroso per la rete ammiraglia Rai. Non riesco a credere che nella televisione pubblica, nel 2017, si sia pensato di costruire e portare in onda un dibattito di questo tipo sull’universo femminile, mortificante per le donne e per la nostra società. Occorre una seria e non più rinviabile riflessione su come vengono concepiti e strutturati alcuni programmi di intrattenimento, un segmento significativo del servizio pubblico che ne deve onorare la missione e il senso, ciò che chiaramente non avvenuto con il programma di sabato pomeriggio.

Vigilanza Rai, al via attività istruttoria per parere sul rinnovo della concessione di servizio pubblico

audizioni_marzo-2017

Siamo al lavoro sul rinnovo della concessione per l’affidamento del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale alla Rai. Dopo l’approvazione dello schema della convenzione da parte del Consiglio dei Ministri, il testo è infatti passato all’attenzione della Commissione di Vigilanza, che esprimerà un parere sullo stesso. Questa settimana prende il via l’attività istruttoria con una serie di audizioni in commissione che, come di consueto, saranno trasmesse in streaming sulla web tv della Camera dei Deputati.

Oggi sono previste le audizioni del Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, Antonello Giacomelli (ore 14.00) e del presidente e dei componenti dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (ore 20.00).

Venerdì 17 marzo, invece, audizioni della presidente, del consiglio di amministrazione e del direttore generale della Rai e dei rappresentanti di Usigrai, Adrai, Slc-Cgil, Uilcom-Uil, Ugl-Telecomunicazioni, Snater, Libersind. Conf. Sal e Fistel-Cisl.

Intervista a La Stampa sul tetto ai compensi delle star

Il Consiglio di amministrazione della Rai ha richiesto al direttore generale di applicare il tetto dei 240 mila euro anche ai compensi di artisti, giornalisti, conduttori, come avviene già per i dipendenti. Dal primo giorno in Vigilanza mi sono battuto per la trasparenza e per l’applicazione del tetto alle retribuzioni e continueremo a lavorare in questa direzione.
Ne ho parlato in questa intervista a La Stampa. Potete leggerla qui.

intervista la stampa febbraio 2017 compensi rai star

Dati Agcom e squilibri nell’informazione, convocati i vertici Rai in Commissione di Vigilanza

Ho convocato in via straordinaria e urgente i vertici della Rai in Commissione di Vigilanza oggi alle ore 16.15.
Le opposizioni hanno avanzato questa richiesta di convocazione avvalendosi di uno strumento previsto dal Regolamento della Commissione. Oggetto della discussione i dati pubblicati dall’Agcom che evidenziano una situazione di grave squilibrio nell’informazione, non solo fra Sì e No, ma soprattutto in relazione alla presenza esorbitante del Presidente del Consiglio e degli altri membri del Governo nei tg.
Strumenti eccezionali si utilizzano in circostanze eccezionali, com’è appunto un referendum sulla Costituzione.
Potrete seguire la seduta in diretta streaming sulla web tv della Camera dei Deputati.

Vigilanza Rai: approvata la delibera sulla par condicio per il referendum costituzionale

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Oggi in Commissione di Vigilanza abbiamo approvato la delibera che regolamenta la par condicio nei programmi Rai in vista del referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale.
Cosa prevede il regolamento e come funziona la par condicio per la campagna referendaria:

– in tutte le trasmissioni che trattano il tema del referendum gli spazi sono ripartiti in due parti uguali tra i favorevoli e i contrari al quesito.

– nei programmi di comunicazione politica (tribune, interviste, confronti) la parità è matematica, ma anche nei programmi d’informazione, come i tg, non può essere in alcun modo determinata una situazione di vantaggio per una delle due posizioni.

– alle trasmissioni sul referendum partecipano il comitato promotore, le forze politiche, anche quelle rappresentative delle minoranze linguistiche, e tutti i comitati e associazioni della società civile che abbiano un interesse obiettivo e specifico sul tema del referendum.

– la presenza degli esponenti del Governo nei tg deve essere limitata all’attività istituzionale per garantire completezza e imparzialità dell’informazione. La delibera della Vigilanza richiama infatti il limite contenuto nella legge 515 del 1993, secondo il quale, come ha ripetuto più volte l’Agcom, l’informazione sul Governo deve limitarsi a obiettive esigenze informative legate all’attività dell’esecutivo, senza dare spazio alla propaganda elettorale.

– fino al 4 dicembre la Rai pubblicherà quotidianamente sul proprio sito internet i dati del monitoraggio dei tempi fruiti dai favorevoli e contrari al quesito. L’azienda è chiamata a garantire un efficace e tempestivo riequilibrio di eventuali situazioni di disparità.
I dati ufficiali, su cui possono essere irrogate eventuali sanzioni, sono comunque quelli pubblicati dall’Agcom ogni due settimane, e poi ogni settimana a partire dalla terzultima precedente il voto.

– le tribune referendarie si svolgeranno a partire da novembre; i confronti a due si terranno nella fase finale della campagna.

– la Rai deve garantire trasmissioni e pagine televideo ad hoc sul referendum per le persone con disabilità.

Referendum e pluralismo, interrogazione ai vertici Rai

Ricorderete, all’inizio dell’estate, i dati richiesti dalla Vigilanza che attestavano squilibri abnormi nell’informazione Rai sul referendum. Squilibri talmente forti che l’Agcom è intervenuta, sia pure timidamente, con dei richiami a rispettare l’equilibrio nell’informazione sul referendum.

Nonostante questo la situazione non è cambiata, anzi. Lo avevamo denunciato già ad agosto e lo confermiamo oggi. Prendiamo le ultime due edizioni serali del Tg1. Tre servizi sul referendum, a parlare è quasi solo il Sì. Voci talmente sovrabbondanti da apparire addirittura senza senso. Prima Renzi che afferma le ragioni della riforma, poi il giornalista che le riassume, quindi l’endorsement di Angela Merkel e quello di un’agenzia di rating, poi l’intervento del vicesegretario Guerini, quindi ancora Renzi, poi un altro rapido sunto delle ragioni del Sì, infine un esponente del Nuovo Centrodestra. Ai sostenitori del No uno spazio infinitesimale. E non è solo una questione di tempo, ma anche e soprattutto di contenuto, di sostanziale oscuramento delle ragioni degli oppositori della riforma.

Non è più tollerabile andare avanti in questo modo. Mi chiedo come possa il direttore di un tg considerare un’informazione simile coerente con il pluralismo nell’informazione e come possa ignorare con tale disinvoltura i richiami dell’Autorità. Un Paese in cui il principale notiziario del servizio pubblico si comporta come un’appendice del potere esecutivo ha un serio problema democratico.
Per questo ho inviato ai vertici Rai un’interrogazione affinché venga immediatamente garantito ciò che i cittadini chiedono: un’informazione normale nel principale notiziario del servizio pubblico.

Di fronte a questo stato delle cose ci aspettiamo anche un intervento incisivo e immediato dell’Agcom. Il referendum costituzionale è uno snodo fondamentale per la democrazia del Paese: non può essere trattato in questo modo.

P.s. Tre giorni fa ho richiesto ufficialmente all’Agcom i dati relativi all’informazione sul referendum nel periodo luglio-settembre. Trovo incredibile che l’Autorità abbia pubblicato esclusivamente i dati richiesti a suo tempo dalla Vigilanza ma non abbia continuato a farlo nelle settimane successive. La trasparenza su questi dati è un atto dovuto nei confronti dei cittadini che pagano il canone.