Una questione democratica non più rinviabile.

open-tg_marzo-2015

Su ‪OPEN TG sono disponibili i risultati del monitoraggio aggiornati al mese di marzo (consultabili qui: http://www.opentg.it/controlla-i-tg/).
La musica non cambia: Mediaset continua a violare senza soluzione di continuità i più basilari principi del pluralismo politico. I tg della principale emittente privata sono dominati, nell’ordine, da Forza Italia, Partito democratico e Lega Nord, mentre la principale forza di opposizione del Paese è di fatto cancellata dall’informazione.


Rispetto al mese precedente, si sono accentuate le disparità di trattamento anche nei notiziari Rai, dove il Partito democratico è sempre più presente. In tutte le edizioni del Tg1, ad esempio, il Pd sale di 12 punti, ma la presenza di tutte le altre forze politiche è stabile o addirittura ridotta. In generale, nei tg della concessionaria è cresciuto anche il peso del Governo, con ricadute negative sul pluralismo.


Il tg di La7 conferma una forte variabilità dei dati. Tra febbraio e marzo, infatti, vi è stato un riequilibrio tra i principali soggetti politici ed è particolarmente significativa la quota di tempo dedicata alle minoranze e altri soggetti.


Non muta, invece, il copione di Sky Tg 24, dove il Partito democratico e il Presidente del Consiglio la fanno da padroni. Basti osservare che la somma dei tempi goduti dalle due principali forze di opposizione non arriva neppure a sfiorare il tempo dedicato al Pd, nonostante si tratti di tre soggetti politici che dovrebbero essere considerati in modo analogo.


In generale, ci troviamo di fronte ad una situazione di vera e propria sospensione del pluralismo nell’informazione, quindi della stessa democrazia. È da settembre che denunciamo queste gravissime distorsioni, ma l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni non è intervenuta, non si è attivata né ha fornito riscontri ai nostri ripetuti esposti, trincerandosi dietro una sentenza del Consiglio di Stato (che però è del 10 dicembre 2014) secondo cui la par condicio va valutata sotto il profilo qualitativo anziché quantitativo. Così facendo l’Agcom abdica però al proprio dovere di riequilibrio. L’Autorità dovrebbe lavorare per garantire il rispetto del pluralismo, ma resta inerte di fronte a squilibri gravissimi, da sanzionare, che nulla hanno a che vedere con il problema toccato dalla sentenza. È una questione democratica non più rinviabile.

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